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Storia

Il nome

 

Sulle origini del nome si contrappongono due tesi: la prima fa derivare il nome "Celico" da "Uomo Celeste" con esplicito riferimento all'Abate Gioacchino che vi nacque, infatti sul "grande dizionario della lingua Italiana" del Battaglia, alla voce Celico recita: "Uomo di virtù divine, voce dotta, latino coelicus, celeste ".

L'altra tesi, di Vincenzo Padula, fa derivare "Celico" dall'Ebraico "Keli-ic" (Vaso grande e stretto) dalla forma del centro abitato che si allungava, anche se con interruzioni, sul costone della montagna.

Fra le due, la più probabile è la seconda, per il semplice fatto che non è pensabile che fino al XIII secolo (dopo la morte di Gioacchino) il paese fosse senza nome.

 

Le origini

 

La tesi finora prevalente lega la nascita del paese a quella degli altri casali, poco prima dell'anno 1000, i cosiddetti Casali del Manco perché collocati a "manchia"cioè in zona fredda di montagna. Se si tiene conto che la Sila iniziava dalla sponda destra del fiume Crati i Casali del Manco sono quelli che vanno da Castiglione Cosentino a Scigliano proprio sulle falde della Sila. Per Celico vi è però l'esigenza di un approfondimento perché alcuni elementi fanno pensare ad origini più remote, infatti l'ipotesi che Celico preesisteva alle incursioni saracene è suffragata da una eccezionale rarità costituita da un calice di vetro, a corredo della chiesa di San Michele per molti secoli custodito nella stessa e provvisoriamente conservato presso il tesoro della Curia di Cosenza.

 

Le origini del Calice Vitreo si fanno risalire al terzo secolo D.C., non solo perché ciò è dichiarato in un documento che l'accompagna, ma anche perché l'uso di questo tipo di calice è stato permesso dalla Chiesa dal 221 al 260, anno in cui fu vietato e sostituito dai calici in argento. Se questa ipotesi fosse vera le origini di Celico risalirebbero a ben otto secoli prima della data convenzionale. Inoltre c'è la testimonianza scritta che, sempre a seguito delle incursioni Saracene gli abitanti di Gimigliano (CZ) dallo Ionio attraversarono tutta la Sila per rifugiarsi in "un villaggio detto Celico" che si trovava dall'altra parte della montagna; se ne deduce che già all'epoca la località doveva essere abbastanza conosciuta.

 

L'origine dei casali convenzionalmente si fa risalire alle prime incursioni Saracene verso la città di Cosenza avvenute intorno al 980 a causa delle quali gli abitanti di Cosenza cercarono rifugio nella Sila dove già preesistevano dei piccoli villaggi abitati da pastori.

L'attuale centro storico originariamente era costituito da quattro agglomerati o " cedule " ben distinte e separate, e precisamente:

 

Celico Calderazzi, importante insediamento ebraico situato nella parte bassa del paese;

Celico Cerzito, la parte circostante la chiesa di San Michele;

Celico Supranisi, la parte alta in direzione del Cimitero;

Minnito, la parte più alta del versante opposto.

 

A seguito delle incursioni Saracene su Cosenza " le cedule" si popolarono sempre più e, sviluppandosi ed incrementandosi fino a trovare soluzioni di continuità, costituiscono un unico grosso agglomerato individuato come Celico Soprano e Sottano e ancora, sempre staccato Minnito i quali "eletti", insieme agli eletti delle altre cedule, amministrano il comune; addirittura sotto il dominio francese intorno al 1811 sarà riconosciuto comune a sé .

 

A tal proposito è doveroso mettere in evidenza la secolare rivalità tra gli abitanti di Celico centro e gli abitanti della frazione Minnito i quali hanno sempre rivendicato, fino a pochi decenni fa, il diritto ad "elevarsi" a Comune autonomo. Questa rivalità probabilmente deriva dal fatto che, a differenza delle cedole di Calderazzi, Cerzito e Sopranisi che si sono fuse diventando un centro abitato unico, la cedola di Minnito rimase relativamente distante fino a pochi decenni fa, quando, estendendosi si congiunse alle altre con le quali si "confuse".

 

Ma la tesi più affascinante, che trova riscontro anche dall'acuirsi di questa rivalità durante le feste patronali, è che la comunità di Minnito avente come patrono San Nicola si rifaceva al rito Bizantino mentre Celico avente come patrono San Michele si rifaceva al rito Ebraico.

 

Celico, che si trova a metà strada tra la città di Cosenza e l'altopiano Silano, estende gran parte del proprio territorio sull'altopiano stesso, con la frazione Fago del soldato e le contrade rurali di Lagarò, SalerniMuzzoTorrebarone, Calamauci e Serra Giumenta che complessivamente contano 500 abitanti che insieme a quelli di Celico centro risultano essere al 21/12/1998 di 3.151. Il numero degli abitanti non ha mai superato storicamente le quattromila unità. Inoltre ricade nel suo territorio più della metà del Lago Cecita. L'estensione di Celico sull'Altopiano Silano affonda le radici in un passato remoto; infatti si ha notizia della prima occupazione delle terre in Sila, già nel 1570 , da parte degli abitanti di Celico e dei  Casali vicini che, incrementandosi demograficamente, avevano esigenza di coltivare sempre più la terra. Inizia cosi' un susseguirsi di occupazione delle terre con l'alternarsi di provvedimenti di assegnazioni e successivi recuperi, con provvedimenti contrastanti, da parte dei governi che nel frattempo si susseguivano. E' da ritenersi che le terre oggetto del contendersi erano terre demaniali in quanto gli schieramenti "contendenti" riguardavano sempre i contadini da una parte e i rappresentanti dei governi dall'altra.

 

Nel 1889 una sentenza attua un R.D.del 12.08.1877 con cui vengono assegnati al comune di Celico i demani Silani di Lagarò, Caricato, Calamauci, Miglianò di Via.

 

L'importanza che la Sila andava sempre più a rivestire per i Casali si deduce anche dal fatto che il 1852 i comuni interessati cedono le rendite derivanti dalle terre, assegnate loro dai Borboni, per la costruzione di una strada per la Sila: l'attuale Cosenza-Montescuro-Camigliatello che però sarà  completata dopo l'unità d'Italia.

 

Con la riforma agraria degli anni '50 "L' Opera Sila "costruisce i villaggi rurali e assegna definitivamente le terre divise in quote ai contadini; fu così che si popolarono le contrade Silane Celichesi con gente che proveniva anche da altri comuni (Acri in particolar modo).

 

Nel passato l'agricoltura era fiorente sia nelle zone collinari che in quelle montane, insieme all'industria del legno e all'allevamento del bestiame. Importanti anche alcune attività artigianali, come la produzione di lana, seta e tessuti. Oggi l'agricoltura è rimasta un'attività fondamentale sull'altopiano e comprende prevalentemente la zootecnia e le pataticoltura, mentre nella parte collinare abbiamo prevalentemente allevamenti ovi-caprini e la presenza di boschi di castagno faggio, quercia. Nel passato erano presenti anche vigneti ed uliveti.

 

Nel 1130 vi è nato l'Abate Gioacchino più noto come Gioacchino da Fiore, sicuramente l' uomo più importante del suo secolo, unico Calabrese citato da Dante nella Divina Commedia, uomo di grande personalità e carisma che influenzò tutto il pensiero del suo tempo ed oltre. Fu a seguito di ciò che Celico divenne il centro più importante dei casali, divenendo meta di pellegrinaggi e frequentato da uomini di cultura.

 

Tutto questo fervore si sedimentò nel tempo e divenne consuetudine tant'è che, come testimoniato da alcuni atti notarili, i giovani dei casali vicini si recavano a Celico per studiare, uno per tutti Eustachio Intrieri proveniente da San Pietro, divenuto docente di teologia all'università di Torino, poi nominato Vescovo di Magliana Sabbina e successivamente di Nicotera che da giovane ebbe come precettore Don Angelo Di Stefano parroco della parrocchia di San Michele.

 

L' importanza e la vivacità culturale scaturita dalla presenza di Gioacchino, la vicinanza a Cosenza, favorita anche da un' ottima viabilità che collega Celico alla città (per cui la comunità Celichese non si è mai sentita isolata dal contesto culturale di Cosenza) hanno fatto si che la storia di Celico divenisse ricca di personaggi importanti in vari settori.

 

Che fosse un centro di rilevanza culturale del tempo è dimostrato anche dal fatto che molti Celichesi entrarono nelle alte sfere del clero fra cui due vescovi Matteo Guerra e Felice Via.

 

Molti illustri pensatori ebbero i natali a Celico. E' doveroso qui citare:

Antonio Serra (anche sulle sue origini celichesi ci sono fonti contrastanti) grande economista, padre della moderna scienza dell'economia politica; Gioacchino Grecograndissimo scacchista, vissuto nel 1600 che fu il primo campione internazionale di scacchi, famosa ed ancora attuale è la mossa del "gamberetto" ed altri importanti personaggi politici come Stanislao Lupinacci ministro del governo rivoluzionario antiborbonico del 1848; Nicola Parisio ministro di giustizia nell'ultimo governo borbonico. Ma di questi ed altri è trattato in modo più diffuso sulle pagine dedicate ai Celichesi illustri.

 

Al prestigio culturale fece da volàno l'importanza politica, infatti Celico fu Bagliva oMandamento e raccoglieva nella sua giurisdizione: Rovito con Motta e Flavetto, Lappano con Altavilla e Zumpano con Rovella.

 

Infatti fino al 1651, anno in cui veniva modificato l'ordinamento amministrativo dei Casali, ogni "Università"(il termine prende il nome da universitàs che, nel diritto romano aveva avuto un senso giuridico, in senso specifico fu usato per indicare la civitas, quel corpo amministrativo,cioè, che oggi è chiamato comune-ogni casale forma una università) veniva posta sotto la guida di un solo eletto per cui sindaco ed eletti costituivano il governo, che il linguaggio di quel tempo definisce "Reggimento" di ogni università o Casale, più casali formavano la Bagliva.

 

Nel 1664 i Casali di Cosenza furono venduti al granduca di Toscana, il quale, testimonianza dell'importanza che Celico aveva raggiunto, vi stabilì la sede del governatore.

 

Nell'aprile del 1647 ci fu una rivolta ed il governatore fu scacciato. Questa rivolta è da considerarsi una ribellione al feudo in quanto i casali appartenendo a Cosenza, che godeva dei privilegi riconosciuti alle "Regie Città", pretesero il mantenimento di tali privilegi alle angherie feudali.

L'episodio ebbe una tale eco che a giugno Masaniello, dopo la rivolta di Napoli, cercò contatti nei Casali per estendere la rivolta in tutto il Regno.

 

Dal 1805 al 1815, come tutti i Casali, Celico fu sotto il dominio Francese, questa condizione fu però mal sopportata dagli abitanti di Celico, a testimonianza di ciò si ha notizia  di un episodio cruento avvenuto nel1806: un gruppo di soldati francesi che stava risalendo il paese uccise due persone che avevano avuto qualcosa da ridire nei loro confronti, arrivati in cima al paese, in un vicolo obbligato sul loro tragitto, furono vittime di un agguato: fatti entrare nel vicolo e chiuso lo stesso alle due estremità furono tutti trucidati, ancora oggi quel vicolo è noto come "la ruga dei morti".

 

Nel 1848 nei locali del convento di San Domenico (fondato nel 1545 e chiuso dai francesi con un provvedimento del 1809), era situata la sede di un' Accademia Filarmonica, denominata "Circolo del Cannavino" dal nome del fiume che scorre a ponente, fondata dai liberali del posto per mascherare sotto il pretesto artistico l'effettiva attività politica che riuniva elementi dei Casali vicini oltre quelli di Celico, i quali finiti i concerti si appartavano nei sotterranei per complottare, ricevere e spedire messi, per mantenere i contatti con altri gruppi.

 

Successivamente, esattamente nel 1853, nel Convento furono allocate le carceri, non si sa per quanto tempo fu mantenuto questo utilizzo, certamente non c'erano più nel 1870, poiché risulta che da li furono prelevati travi e tegole per riparare la chiesa di San Michele danneggiata dal terremoto di quell'anno che tra l'altro distrusse definitivamente anche il convento stesso. Nel 1966 furono demolite le ultime mura, restarono ora solo i sotterranei.

 

L' importanza che Celico raggiunse come polo culturale, politico ed economico dette l'impulso affinché vi nascesse la prima banca in Calabria, della sua istituzione non si conosce la data esatta, si è a conoscenza di un documento datato 1588 che ne sanciva la chiusura quando ancora non ne esistevano altre.

 

Lo spirito di iniziativa e le laboriosità degli abitanti di Celico si possono dedurre anche dalla vecchia toponomastica infatti troviamo via Calderazzi (zona dell'insediamento ebraico) che sta ad indicare che vi dimorava gente dedita alla costruzione delle caldaie in rame "quarare" uno dei tipici mestieri degli ebrei; nella parte centrale del paese, ora in parte demolita per permettere la costruzione della superstrada Paola - Crotone, era situata viaBotteghelle strada appunto dedita al commercio.

 

Inoltre in un documento ufficiale si dice che i locali appartenenti alla parrocchia di S. Michele e ubicati sotto la stessa si devono dare in fitto, ad artigiani (barbieri, fabbri,ecc) o a commercianti.

Anche la via Gelseto ci dà indicazioni su una attività particolare, cioè la coltivazione dei gelsi per l'allevamento dei bachi da seta.

 

Un'altra importante realtà della vita celichese fu il convento dei Cappuccini: edificato dal 1591 al 1593 venne dismesso il 7.7.1866 in applicazione di un provvedimento promulgato dai francesi nel 1911, ben 50 anni prima.

 

Da allora l'edificio venne adibito a vari usi: fu prima caserma dei bersaglieri che vi si stabilirono durante la campagna per la repressione del brigantaggio in Sila, successivamente vi furono trasferite dal convento di San Domenico le carceri, fu sede di pretura fino al 31.12.1891, quando questa cessò di funzionare dal 1857 ospitò il Municipio e le scuole  elementari, nell'estate del 1943 vi si stabilirono i militari impegnati nella guerra in seguito allo sbarco angloamericano in Sicilia.

 

Nel 1969 le scuole elementari vennero trasferite nell'edificio appositamente costruito e nel 1970 anche il municipio traslocò nella sede attuale.

 

Il 26.08.1860 Celico deliberò la caduta del governo dei Borboni e aderì all'unità di Casa Savoia.

 

Tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900 si assiste alla prima grande emigrazione verso le Americhe: da un'inchiesta parlamentare sui casali del 1907 emerge che Celico è stata interessata da un'emigrazione attestata intorno al 30%; nella stessa indagine viene data molta importanza per la vita del paese ad una "società di Mutuo Soccorso" che si era costituita proprio per fronteggiare i crescenti disagi economici.

 

Nel 1913 il paese venne elettrificato.

 

Subito dopo la prima guerra mondiale fu costruito l' acquedotto che portò l'acqua nelle case, tra il 1923 e il 1924 furono realizzate 15 fontane pubbliche, molte delle quali esistono tuttora.

 

Nel 1922 viene inaugurata la ferrovia che migliorerà ulteriormente i collegamenti con Cosenza e gli altri casali prima e successivamente con la Sila.

 

Il 1976 fu realizzata la superstrada Paola - Crotone che migliorò di gran lunga la viabilità, ma Celico pagò un prezzo molto alto, in quanto per permettere all'attraversamento della Superstrada vennero demolite molte case del Centro storico. 

 

TOPONOMASTICA VECCHIA E NUOVA

La toponomastica di seguito riportata comprende l'antica denominazione delle strade tratta dal primo stradario ufficiale risalente al 1891, redatto al fine di evitare usurpazioni e contestazioni e per agevolare il servizio postale istituito da pochi anni.

Le denominazioni più remote che interessano intere aree e che non sono contemplate nel suddetto stradario, sono dedotte dall'uso comune e da denominazioni convenzionalmente accettate.

 

VECCHIA

DENOMINAZIONE

DENOMINAZIONE ATTUALE

Corso Abtate Gioacchino

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